La Roma aveva già mosso i primi passi per Diogo Leite durante il mercato invernale. Ora, con la scadenza di contratto sempre più vicina, il suo nome resta sul taccuino giallorosso in vista dell’estate.
Secondo quanto riportato da Gianluca Di Marzio, il futuro di Diogo Leite è ancora tutto da definire. Il difensore portoghese dell’Union Berlino, in scadenza di contratto, non ha trovato alcun accordo con altri club e non ha preso impegni formali o verbali per il prossimo anno. Una situazione che lascia aperti diversi scenari, compreso quello che porta alla Roma.
I giallorossi avevano chiesto informazioni su Leite negli ultimi giorni del mercato di gennaio, senza però affondare il colpo. Un sondaggio esplorativo, utile a monitorare un profilo ritenuto interessante per caratteristiche tecniche, duttilità e possibile opportunità a parametro zero o a condizioni vantaggiose. Un’attenzione che non è passata inosservata e che potrebbe tornare d’attualità più avanti.
Il classe ’99 ha scelto di prendersi tempo, anche a causa di un leggero infortunio dal quale sta recuperando. La priorità, al momento, è tornare al 100% prima di valutare il progetto migliore per il prosieguo della carriera. In Germania diversi club di Bundesliga seguono la situazione, così come alcune società italiane, ma nulla è stato ancora definito. In ottica Roma, Leite resta dunque un profilo già valutato, non un nome nuovo. Molto dipenderà dalle strategie difensive che il club deciderà di adottare in estate e dagli eventuali movimenti in uscita. Per ora, la pista resta aperta e sotto osservazione.
Dopo quanto accaduto nel corso di Cremonese-Inter, le autorità hanno deciso di intervenire con fermezza. Il lancio di un petardo dal settore ospiti, esploso a pochi metri dal portiere Emil Audero, ha portato al blocco delle trasferte per i tifosi nerazzurri fino al 23 marzo. Una misura che impedirà ai sostenitori dell’Inter di seguire la squadra nelle prossime gare lontano da San Siro.
Il provvedimento arriva nonostante l’episodio sia riconducibile a un singolo individuo, già identificato e denunciato dalle forze dell’ordine. Proprio questo aspetto ha riacceso il dibattito sulla proporzionalità delle sanzioni, dal momento che la punizione colpisce l’intera tifoseria organizzata per un gesto isolato, seppur grave e pericoloso.
La decisione, tuttavia, si inserisce in un contesto già segnato da misure restrittive simili. Nelle scorse settimane, infatti, il Ministero dell’Interno aveva disposto uno stop totale alle trasferte per i tifosi di Roma e Fiorentina, seguito poi da quello per Napoli e Lazio, valido addirittura fino al termine della stagione. In quei casi, però, le restrizioni erano state motivate da scontri violenti tra gruppi organizzati avvenuti lungo le autostrade, con un livello di rischio per l’ordine pubblico giudicato elevatissimo.
Il confronto tra le diverse situazioni rende inevitabile una riflessione: da un lato l’esigenza di tutelare la sicurezza, dall’altro la difficoltà di trovare un equilibrio tra responsabilità individuale e punizioni collettive. Un tema destinato a restare centrale nel dibattito su tifo, repressione e gestione dell’ordine pubblico nel calcio italiano.
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