Stadio Roma, cosa manca alla prima pietra: tempi, lavori e ricavi di Pietralata

Il via libera della Conferenza dei Servizi ha chiuso una delle fasi più delicate del progetto, ma prima dell’apertura del cantiere restano ancora alcuni passaggi. Progetto esecutivo, validazione e procedura per la concessione dell’area: l’obiettivo resta la posa della prima pietra a marzo 2027. Poi una nuova casa destinata a cambiare anche i conti della Roma.

Il nuovo stadio della Roma non è più soltanto un progetto in attesa di autorizzazione. Con la conclusione positiva della Conferenza dei Servizi decisoria, il commissario Massimo Sessa ha firmato il provvedimento e Roberto Gualtieri, in qualità di subcommissario, ha controfirmato l’autorizzazione unica. Il progetto ha inoltre ottenuto la dichiarazione di pubblica utilità.

Stadio Roma
Stadio Roma DajeRomaTv.it

Adesso comincia una fase diversa, meno visibile ma decisiva per trasformare le carte in un cantiere. La Roma dovrà innanzitutto recepire le prescrizioni emerse durante la Conferenza e completare il progetto esecutivo, la versione estremamente dettagliata sulla quale verranno poi realizzati i lavori. I tempi stimati sono di circa tre-quattro mesi e l’obiettivo è riuscire a depositarlo entro la fine dell’anno. Successivamente sarà necessaria la validazione da parte degli uffici competenti.

Parallelamente dovrà partire la procedura a evidenza pubblica per la concessione dell’area, collegata alla realizzazione e gestione dell’impianto e al diritto di superficie. Già nei mesi scorsi il sindaco aveva spiegato che, considerata la mole dell’investimento sostenuto dal proponente, non ci si attendono particolari sorprese dalla procedura.

Restano inoltre da perfezionare la convenzione urbanistica e gli aspetti relativi alle aree interessate dal progetto. Per gli eventuali espropri gli oneri saranno a carico del concessionario, con Sessa che ha invitato la Roma a cercare, dove possibile, accordi bonari con i proprietari coinvolti. Tutte le opere indispensabili al funzionamento dello stadio dovranno naturalmente essere completate, collaudate e agibili prima dell’apertura.

Il traguardo indicato resta quindi marzo 2027 per la posa della prima pietra, nell’anno del centenario del club. È una data ambiziosa, ma che dopo il via libera della Conferenza viene considerata concretamente raggiungibile sia dal Campidoglio sia dalla società.

Per l’inaugurazione il riferimento prudenziale resta invece il 2030-2031, coerente con il cronoprogramma economico-finanziario depositato dalla Roma. Gualtieri ha però prospettato uno scenario ancora più rapido: con un cantiere di circa due anni e mezzo e senza rallentamenti significativi, l’impianto potrebbe essere completato già alla fine del 2029, eventualmente in tempo per l’inizio della stagione 2029/30. Più che due previsioni alternative, dunque, una data rappresenta il cronoprogramma conservativo e l’altra lo scenario migliore qualora progettazione e lavori procedessero spediti.

Pietralata può cambiare i conti della Roma

Il nuovo impianto non rappresenta soltanto una nuova casa. È soprattutto uno degli investimenti più importanti mai affrontati dalla proprietà Friedkin e un asset destinato, nelle intenzioni del club, a modificare strutturalmente la capacità della Roma di produrre ricavi.

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I documenti del progetto indicano un investimento complessivo superiore al miliardo di euro: una delle quantificazioni contenute negli atti comunali arriva a circa 1,048 miliardi, tra costruzione dello stadio, infrastrutture e opere collegate. L’impianto avrà oltre 60 mila posti e una Curva Sud da circa 23 mila spettatori.

Ed è proprio sulla capacità di generare fatturato che emergono i numeri più significativi. Secondo le proiezioni contenute nel PFTE, riprese da Il Romanista e dalla Gazzetta dello Sport, nel primo anno a pieno regime i ricavi complessivi collegati allo stadio potrebbero raggiungere circa 153,6 milioni di euro. Si tratta naturalmente di stime progettuali, non di entrate già garantite, ma danno la misura del salto immaginato dalla società.

Una parte enorme dovrebbe arrivare dal cosiddetto premium seating: circa 71,6 milioni, quasi il 47% del totale previsto. Il confronto utilizzato dal PFTE è quello con i 44,4 milioni di ricavi da biglietteria dell’Olimpico nel 2024/25: rispetto a quella base, la proiezione per Pietralata rappresenterebbe un incremento nell’ordine del 245%.

Ma la differenza più profonda sarà probabilmente un’altra. Un impianto di proprietà permette di monetizzare lo stadio non soltanto nelle due ore della partita, ma durante tutto l’anno: hospitality, ristorazione, museo, store, congressi, eventi e concerti. A queste voci potranno aggiungersi anche i naming rights, per i quali al momento non esiste ancora una valorizzazione ufficiale resa pubblica.

Il precedente italiano più evidente resta quello della Juventus. Secondo una ricostruzione di Calcio e Finanza sui bilanci bianconeri, dall’apertura nel 2011 fino al primo semestre del 2025/26 l’Allianz Stadium ha prodotto almeno 845,81 milioni di euro di ricavi direttamente riconducibili all’impianto, tra matchday e altre attività da stadio. Non è un paragone automaticamente trasferibile alla Roma, ma mostra quanto una struttura proprietaria possa diventare nel tempo un vero asset commerciale.

Ed è questo il punto centrale di Pietralata. La Roma oggi dipende ancora fortemente da diritti televisivi, risultati sportivi e qualificazioni europee. Uno stadio controllato direttamente dal club aggiungerebbe invece una fonte di ricavi più stabile e diversificata, con la possibilità di ridurre almeno in parte quella distanza economica che separa le società italiane dai maggiori club europei.

Dopo anni in cui il nuovo stadio è stato soprattutto un progetto, dunque, la prospettiva comincia a diventare concreta. Prima il progetto esecutivo e le procedure di affidamento, poi il cantiere: marzo 2027 resta la data cerchiata in rosso. Da lì partirà un’altra partita, lunga almeno due anni e mezzo, che potrebbe consegnare alla Roma non soltanto una nuova casa, ma una dimensione economica profondamente diversa.