Gasperini: “Scudetto in tre anni, ma non ci dispiacerebbe anticipare”

Gian Piero Gasperini racconta la sua Roma tra ambizioni, filosofia di gioco e il legame ancora fortissimo con Bergamo. Intervistato dal Corriere della Sera in occasione della presentazione della Freisa “343”, il tecnico giallorosso non nasconde l’obiettivo fissato all’inizio del progetto: provare a portare lo scudetto nella Capitale entro tre anni. Magari bruciando le tappe.

Il nome scelto per il suo nuovo vino racconta inevitabilmente anche una parte della sua storia calcistica. “343”, come il sistema di gioco che negli anni è diventato quasi un marchio di fabbrica di Gian Piero Gasperini. Ma per l’allenatore della Roma, più dei numeri, conta il modo in cui una squadra riesce a interpretare il calcio.

AS Roma Gian Piero Gasperini-DajeRomatv.it

“È il mio modo di vedere il calcio. Ma i numeri contano fino a un certo punto. L’aspetto fondamentale è giocare da squadra: credere in un lavoro collettivo, nel quale gli attaccanti difendono e i difensori attaccano. Diciamo la verità: nel calcio, come nel vino, non s’inventa nulla. È lo spirito di gruppo che crea la differenza. Servono applicazione ed altruismo”.

Una filosofia costruita nel tempo e passata anche attraverso momenti complicati. Gasperini non nasconde di aver messo in discussione le proprie convinzioni, soprattutto dopo una delle esperienze più difficili della sua carriera. “Ho vacillato varie volte. L’esonero dall’Inter è stato forse il momento peggiore. Però ho saputo rialzarmi. E devo tanto all’Atalanta, che ha continuato a darmi fiducia, anche quando i risultati non arrivavano”.

Più evasivo, invece, quando il discorso si sposta sulla Juventus e sulla possibilità, emersa prima del suo approdo alla Roma, di sedersi sulla panchina bianconera. “No comment (ride, ndr). Al limite, posso riconoscere che ho lasciato l’Atalanta, nel momento in cui ho realizzato che non era umanamente possibile fare di più”.

Roma, Bergamo e l’obiettivo scudetto

Proprio l’Atalanta continua ad avere un posto particolare nella vita di Gasperini. Nove anni che hanno segnato profondamente il tecnico, ben oltre i risultati ottenuti sul campo.

Gasperini sorride in panchina
Gian Piero Gasperini in panchina con la Roma – DajeRomatv.it

“Bergamo è stata la tappa più lunga e intensa della mia esistenza da girovago del pallone. Non ho rimpianti, ma provo una profonda nostalgia per una comunità dove mi ero integrato perfettamente. Non a caso ci torno spesso. Mi manca tutto, di Bergamo”.

Roma rappresenta invece il presente. Una realtà profondamente diversa, che Gasperini racconta anche attraverso una battuta sulla vita quotidiana nella Capitale. “È una realtà completamente diversa, ovviamente. Ma non è una brutta città. Il problema più grosso è la sua cucina. Devo stare attento alle carbonare, sto ingrassando troppo”.

Sul campo, però, il progetto ha fin dall’inizio un’ambizione ben precisa. Gasperini non la nasconde e, alla luce del momento vissuto dalla squadra, apre anche alla possibilità che i tempi possano accorciarsi. “Il nostro piano prevedeva di arrivarci in tre anni. Non ci dispiacerebbe anticipare. Però siamo consapevoli che la strada è lunga. Nel football non esistono vie diritte o percorsi netti. Ci saranno alti e bassi. Se riusciremo a gestirli, chissà…”

Lo scudetto, dunque, fa parte dell’orizzonte del progetto giallorosso. Senza proclami e senza dimenticare quanto possa essere lungo e irregolare il percorso, ma con la consapevolezza che la Roma vuole provare a tornare stabilmente ai vertici.

E se il futuro immediato è tutto nella Capitale, il legame con Bergamo resta intatto. Tanto che, davanti all’ipotesi di un ritorno un giorno, Gasperini lascia aperta una porta.

“Una cosa è certa. La mia casa a Bergamo non l’ho venduta”.