Alla vigilia della sfida di Champions League contro il Real Madrid, Gian Piero Gasperini interviene in conferenza stampa per presentare la notte dell’Olimpico. Il tecnico giallorosso farà il punto sulle condizioni della squadra, sulle possibili scelte di formazione e su un appuntamento di grande fascino contro il Real di José Mourinho.
La Champions League torna all’Olimpico e la Roma si prepara a una delle partite più attese di questa prima parte di stagione. Alla vigilia della sfida contro il Real Madrid, Gian Piero Gasperini parlerà in conferenza stampa per analizzare il momento della squadra e avvicinarsi a un confronto che rappresenta un banco di prova importante per il percorso dei giallorossi.

Tra i temi attesi, inevitabilmente, le condizioni degli indisponibili, le scelte in vista dell’undici titolare e il ritorno nella Capitale di José Mourinho, questa volta da avversario. Gasperini potrà inoltre soffermarsi sull’approccio richiesto alla Roma contro una delle squadre più forti d’Europa e sulla necessità di mantenere identità e coraggio anche in una notte di questo livello.
Arriva una delle squadre più ricche di campioni e fuoriclasse al mondo, ma in questo momento il Real Madrid sembra faticare a trovare la chimica e l’identità giusta. C’è un po’ di nervosismo nell’ambiente, una classifica difficile, due sconfitte in Liga e sei punti di ritardo dal Barcellona. Con tutto il rispetto per l’enorme cifra tecnica del Real Madrid, è uno dei momenti meno peggiori per incontrare questa grande squadra?
“Questo non lo so, lo verificheremo domani. Per noi è un buon momento, indubbiamente. Abbiamo voglia di misurarci con una squadra che è indubbiamente tra le migliori d’Europa, che ha grandissimi giocatori, anche se magari ha bisogno di un po’ di rodaggio perché ha cambiato allenatore e modo di giocare. Però rimane una squadra che ha battuto l’Inter in Champions, rimane comunque una gara di grande prestigio e che vale anche per la classifica.”
Mi ricollego alle parole della conferenza stampa pre-Como, quando parlava del desiderio di portare la Roma, nella speranza di riuscirci, al livello dei grandi club internazionali. Domani arriva probabilmente il più grande di tutti, uno dei primissimi al mondo. Qual è il percorso che deve fare la Roma per potersi un giorno avvicinare alle grandissime a livello internazionale?
“Insomma, è un po’ difficile avere come metro di paragone il Real Madrid, per quello che rappresenta nel mondo: è la società più titolata, quella che ha più tifosi sul pianeta. Quindi non è quello che noi dobbiamo prendere come metro di paragone. Sul campo, però, quello sì: misurarci con loro per quella che sarà la partita. Ultimamente abbiamo giocato con Inter e Como, che sono tra le migliori squadre in Italia; adesso troviamo una delle squadre più forti in Europa. Il nostro obiettivo è misurarci con loro e capire quanto possiamo essere competitivi.”
Domani arriva un allenatore che per la Roma e per i suoi tifosi ha significato tanto: la vittoria della Conference League, la finale di Budapest. Che Olimpico si aspetta? E quale messaggio vuole mandare a uno stadio che inevitabilmente riconoscerà quanto Mourinho ha dato, pur sostenendo la Roma contro il Real Madrid?
“No, ma è giusto che sia così, perché nei confronti di Mourinho c’è stato sicuramente un amore importante da parte dei tifosi e quindi merita tutto il riconoscimento della gente. Queste sono cose che ognuno sente e quindi non si possono fermare. Però sono anche convinto che poi inizia la partita. Quando inizia la partita, si lasciano perdere tutti i sentimenti e la gente di Roma tiferà esclusivamente per la propria squadra.”
Lei ha affrontato diverse volte Mourinho da avversario, conosce bene dal punto di vista tattico le sue squadre e conosce anche quella che era la Roma di Mourinho. Rispetto a quella squadra, cosa ha in più questa Roma? E c’è qualcosa che invece pensa di avere in meno e che vorrebbe recuperare da quella Roma?
“No, sono squadre diverse, non è che si possa fare un paragone diretto. Ogni squadra ha le sue caratteristiche. Quella magari era una Roma dove all’inizio c’era una nuova proprietà, con grandissima partecipazione, grandissimo entusiasmo e anche con grande dispendio. Questa però è una squadra che sta crescendo ed è anche molto tosta, direi quasi molto convinta. C’è un ambiente fantastico all’interno del nostro gruppo ed è comunque una squadra che è stata capace di andare in Champions. Questo qualche volta viene dimenticato: si pensa magari che un trofeo sia più importante. È più importante la Champions, perché dà delle risorse al club, risorse importanti per poter pensare di fare e di migliorarsi sempre di più.”
Una curiosità: magari a fine partita chiederà Endrick a Mourinho per il mercato di gennaio?
“Non credo, non credo. Il mercato di gennaio è proprio una cosa che in questo momento non mi interessa. Abbiamo appena iniziato un percorso di partite e quella di domani la vivremo, come un po’ tutta la piazza e tutta la città, finalmente come un evento che manca da tanti anni. Qualcuno ha detto sette-otto anni: veramente manca da tanto tempo. Quindi lo vivremo con questo piacere.”
Gasperini: “La Roma non deve snaturarsi. Cristante ha bisogno ancora di tempo”

Contro squadre di questo livello, che fanno della qualità e dell’individualità il loro punto di forza, l’atteggiamento difensivo della Roma deve restare quello di andare a prendere l’uomo alto? Oppure si può pensare anche a un atteggiamento diverso, come quello visto nel secondo tempo di Como, pur in inferiorità numerica?
“È chiaro che il secondo tempo di Como, quando sei in inferiorità numerica, è un altro tipo di partita. Credo che il nostro atteggiamento ci abbia portato a giocare questo tipo di partite, ad arrivare terzi l’anno scorso, a conquistare finalmente la Champions. Credo che in questo senso abbiamo delle caratteristiche che non andiamo a snaturare. È chiaro che sappiamo del valore del Real Madrid, ma non è la prima squadra di alto valore che incontriamo: ne abbiamo affrontate sicuramente altre. Il Real sappiamo che è una squadra che, quando pensi di poterla mettere in difficoltà, è proprio il momento in cui magari ti fa gol, perché gli basta anche molto poco per creare situazioni pericolose. Però questo fa parte delle grandi squadre, che hanno grandi giocatori. Servirà un’attenzione in più, ma non credo che la Roma debba snaturare le sue caratteristiche.”
Lei ha ripercorso con l’Atalanta un cammino importante nelle coppe europee, arrivando anche molto vicino a traguardi prestigiosi, penso al quarto di finale di Champions contro il PSG. Pensa di poter ripartire da lì e vede nella Roma la prospettiva di fare anche di più rispetto a quell’Atalanta?
“Indubbiamente è il mio obiettivo, è la mia speranza. Chiaramente ci vogliono tante componenti. Siamo partiti l’anno scorso. È chiaro che l’Atalanta arrivava, se vogliamo, da una posizione più bassa di quella da cui ho preso la Roma e ha scalato molte posizioni. Non ha vinto in Champions, ha vinto in Europa League. Negli ultimi sette anni ha fatto cinque Champions e, quando non ha giocato la Champions, ha potuto vincere l’Europa League, che era una manifestazione molto complicata, molto difficile. Ma questa è una cosa che riguarda un po’ tutte le squadre italiane. Mi sembra che siano veramente tantissimi anni, cioè dall’Inter 2011, che non si vince la Champions. Prima che l’Atalanta vincesse l’Europa League mi pare dagli anni ’90. E questo è il motivo per cui, in questo momento, non è che possiamo lanciare proclami per il nostro calcio: non ci si può permettere di dire di vincere la Champions o anche le coppe stesse. In questo momento abbiamo bisogno di far crescere ognuno il proprio orticello per bene. È quello che stiamo cercando di fare con la Roma e poi il percorso è ancora lungo.”
Ha affrontato molte volte le squadre di José Mourinho e nelle ultime tre partite ha ottenuto due vittorie e un pareggio. Cosa rende speciali le partite contro Mourinho? E, se potesse prendere una sola qualità di Mourinho, quale sceglierebbe?
“È chiaro che dipende. C’era un’Inter di Mourinho molto forte, contro la quale era difficile vincere. Poi ci sono state altre volte in cui l’ho incontrato con la Roma, ma l’Atalanta era sicuramente cresciuta e magari aveva sostituito la Roma nella partecipazione alla Champions. I risultati sono un po’ frutto anche di questo.
José, parlando dei suoi risultati e di quello che ha fatto nella sua carriera, è uno dei più vincenti in assoluto. Se dovessi prendere qualcosa, direi la capacità che ha lui, l’empatia che ha, di riuscire a farsi comprare giocatori straordinari e far spendere cifre notevoli ai propri club. In questo è fantastico.”
Dopo Como, comunque una partita molto dispendiosa, come ha trovato la squadra con così poco tempo a disposizione tra un impegno e l’altro? E, in particolare, come stanno Koulierakis e Cristante?
“Koulierakis è rientrato ieri in gruppo e ha fatto allenamento con quelli che non hanno giocato a Como. Cristante invece ha bisogno ancora di un po’ di tempo. Ieri abbiamo fatto un buon allenamento con chi non ha giocato a Como, mentre tutti gli altri che hanno partecipato alla partita faranno il primo allenamento adesso, dopo la conferenza.
Devo dire però che non ci sono acciacchi particolari o difficoltà particolari. Bisogna solo valutare un po’ il recupero, perché è chiaro che la partita di Como è stata comunque dispendiosa, anche perché abbiamo giocato quasi metà gara in dieci. Però in questo momento abbiamo un bel morale, un buon morale per affrontare questo tipo di partite.”
In Spagna si parla molto del fatto che il Real Madrid, pur riuscendo a portare a casa i risultati, non stia ancora esprimendo un grande calcio. Secondo lei può migliorare sotto questo aspetto oppure, per le caratteristiche dei suoi giocatori, è una squadra più portata a giocare in transizione e in contropiede che a dominare il possesso?
“Sì, come ho detto prima, forse ha bisogno di qualche partita in più di rodaggio, avendo cambiato un po’ sistema di gioco e anche allenatore. Però è una squadra che ha grandissime risorse e credo che nel tempo potrà solamente crescere anche sotto quell’aspetto. Rimane comunque una squadra pericolosissima, in grado in questo momento di vincere qualunque tipo di partita. Poi magari, sul piano puramente estetico del gioco, ha sicuramente margini e credo che nel tempo potrà migliorare.”
Dove collocherebbe oggi il Real Madrid tra i grandi club europei? È ancora nel primo livello oppure, in questo momento, vede altre squadre più avanti?
“Credo che sarà questa Champions a collocare il Real Madrid. Perché quando davanti hai Mbappé, Vinícius, Diomandé e poi tutti gli altri, almeno sette-otto giocatori straordinari, Bellingham compreso, hai elementi in grado, come ho detto prima, di risolvere la partita. Però magari perdi qualcosa sul piano della compattezza di squadra.
In questo momento è una squadra che si deve ancora formare. La Champions gli sarà utile anche per questo, perché è casa sua, e gli permetterà di misurarsi con squadre che oggi magari sembrano più squadra del Real Madrid, ma che sicuramente non hanno tutto il talento che ha il Real. Quindi credo che sarà la Champions a dire dove si collocherà il Real quest’anno.”





