Gasperini: “Sette minuti di blackout ma siamo stati superiori al Real”

Gian Piero Gasperini interviene in conferenza stampa al termine di Roma-Real Madrid. Il tecnico giallorosso analizza la prestazione dell’Olimpico, una partita giocata con coraggio dalla sua squadra ma sfuggita nel finale, soffermandosi sugli episodi che hanno deciso il match e sulle condizioni dei giocatori.

Una notte spettacolare e amara per la Roma. I giallorossi hanno affrontato il Real Madrid senza rinunciare alla propria identità, riuscendo per lunghi tratti a mettere in difficoltà la squadra di José Mourinho e portandosi anche avanti nel punteggio. Poi, nel finale, gli episodi da calcio piazzato hanno cambiato completamente la partita.

AS Roma Gianluca Mancini con Kylian Mbappe-DajeRomatv.it

Al termine della sfida dell’Olimpico, Gian Piero Gasperini interviene in conferenza stampa per analizzare quanto accaduto: dalla prova della Roma ai momenti chiave del match, passando per gli infortuni e le risposte arrivate dai singoli.

Una Roma dal calcio totale, bello, verticale e aggressivo. Poi sette minuti che cambiano inevitabilmente i titoli della serata. Sono stati una somma di errori individuali oppure un calo di tensione generale, considerando i tre gol subiti a difesa schierata?

“No, tre gol subiti su corner non sono solo errori individuali. È stato un momento in cui ci siamo veramente piantati sul traguardo. Quello che dà più fastidio è che hanno fatto tre gol troppo facili: noi eravamo quasi delle sagome passive. Ed è questo che dà veramente fastidio, soprattutto nel contesto di una partita che era stata tutt’altro, con uno stadio di tutt’altro livello, un gioco di tutt’altra presenza e anche personalità. Però i gol valgono anche così e il risultato è questo. C’è il rischio vero di cancellare questa partita e guardare soltanto gli ultimi sette minuti. Io non posso farlo, però è chiaro che è anche vero che le partite bisogna portarle fino in fondo.”

Si è rivisto, anche se con modalità diverse, qualcosa di simile a quanto accaduto contro l’Inter: la Roma era in vantaggio e poi ha subito la rimonta. Al di là degli episodi specifici, può esserci anche un po’ di “braccetto”, visto che la squadra si sta avvicinando a questi livelli altissimi?

“Sì, probabilmente sì. Noi siamo sicuramente vulnerabili su queste situazioni, lo avevamo già visto un po’ l’anno scorso. Quando la partita arriva nei finali, e riguarda tante gare, non solo la nostra, queste squadre mettono dentro fisicità nel gioco aereo e molto spesso le raddrizzano e le risolvono in questo modo.
Noi comunque siamo stati troppo passivi, perché anche in quelle situazioni avevamo la struttura e la possibilità di opporci meglio. Sicuramente è entrata un po’ di poca personalità e anche la difficoltà di capire che quello era il momento cruciale della gara. Lì bisognava venire fuori sicuramente, anche come spessore.
Però questo fa parte un po’ del percorso, anche se non è molto usuale vedere finire una partita così. Dobbiamo avere anche la forza di guardare il resto della gara, ripartire da quella e dare una reazione subito. È importante, perché credo che il resto della partita sia stato veramente di alto livello.”

Questa situazione di panico sui calci d’angolo dipendeva dal livello del Real Madrid oppure sarebbe potuta succedere allo stesso modo anche contro un’altra squadra?

“Sì, sì, con un’altra squadra questa situazione di panico sui calci d’angolo sarebbe stata la stessa. In quel momento il Real aveva praticamente solo quell’arma, non aveva altre soluzioni. Quindi loro sono stati bravi, perché anche così non è facile fare gol in questo modo.
Noi però potevamo fare meglio, perché anche nel primo tempo ci sono stati parecchi calci d’angolo e ci siamo difesi bene, senza concedere pericoli. Lì invece, oltre ai tre gol, ce n’è stato anche un altro, un quarto, uscito di due centimetri. Quindi c’è stato proprio un blackout su quelle situazioni.
Non è una questione fisica, nel senso che recuperare cinque metri non può spiegare tutto. È sicuramente una situazione incredibile, perché ci fa passare da una serata di grande euforia a una delusione. Però dobbiamo digerirla in fretta, perché questa squadra ha fatto vedere comunque delle cose che deve continuare a portarsi dietro, sia in campionato sia in Champions.”

Il suo calcio è molto dispendioso, la squadra va sempre a grande intensità. In alcuni momenti, come contro l’Inter e oggi, quando la partita sembra sotto controllo, può esserci una difficoltà nella gestione tattica o mentale? È un aspetto che si può allenare oppure non fa parte del suo modo di giocare?

“È successo contro alcune squadre: quando non c’è più niente da fare, cominciano a buttare su uomini e palle dentro, e su questo siamo vulnerabili. È successo tre volte, era successo anche con la Juventus l’anno scorso. Contro certe squadre non succede, contro altre sì, perché hanno una fisicità importante e mettono dentro giocatori molto strutturati. Noi su questo siamo stati meno efficaci.
Non credo sia una questione fisica, perché anche sul 3-1 abbiamo avuto una situazione molto pericolosa con Pellegrini e un’altra con Mora che potevamo rifinire meglio. Avevamo sicuramente molti spazi a campo aperto.
È chiaro che loro erano alla disperazione, hanno messo dentro tutti gli attaccanti che avevano, dei profili più disparati, però poi i gol sono nati da quella particolare giocata. Merito loro e noi usciamo delusi dall’epilogo della gara. Però per il resto siamo stati sicuramente all’altezza e direi molto superiori al Real.”