José Mourinho torna a parlare all’Olimpico, questa volta da allenatore del Real Madrid. Dopo una partita complicatissima e ribaltata nel finale, il tecnico portoghese analizza la vittoria contro la Roma, il ritorno da avversario nella Capitale e l’accoglienza ricevuta dal pubblico giallorosso.
Una serata inevitabilmente particolare per José Mourinho. Il ritorno all’Olimpico, lo stadio nel quale ha vissuto alcune delle pagine più importanti della sua esperienza romanista, coincide con una sfida di Champions ricca di emozioni e decisa soltanto nel finale.
Per lunghi tratti la Roma è riuscita a mettere in grande difficoltà il Real Madrid, prima della reazione degli spagnoli negli ultimi minuti.

Al termine della gara Mourinho interviene in conferenza stampa per analizzare quanto accaduto sul campo, ma anche per raccontare le sensazioni del suo ritorno davanti ai tifosi giallorossi.
Lei ama mettere alla prova i suoi giocatori. È una giornata in cui l’allenatore deve prendere nota di quello che è successo nella ripresa, anche pensando a chi è entrato bene e potrebbe meritare più minuti in futuro, in un’ottica di meritocrazia?
“Nella mia testa parto sempre da un principio: cerco sempre di fare bene, non voglio mai fare male. Penso sempre alla meritocrazia, però il calcio è una partita di 90 minuti e, soprattutto quando giochi ad alto livello, è anche un gioco strategico. Gli avversari contano, giocano, e quello di oggi era un avversario molto forte, fortissimo. Direi una squadra terribile da affrontare.
Io sapevo che a un certo punto la benzina sarebbe finita. È impossibile giocare per 90 minuti al ritmo con cui giocano loro. Ho fatto i cambi che pensavo di dover fare, ma devo anche dire che nel primo tempo ci hanno massacrato. Ci hanno sorpreso con il posizionamento di Soulé molto aperto, che rendeva molto difficile per Vinicius uscire su Wesley e creava tante volte situazioni di due contro uno su Cucurella.
Nel secondo tempo ci siamo riorganizzati e già all’inizio mi sembrava che la squadra avesse raggiunto un buon livello di stabilità. Poi c’è stato un errore che non si può commettere, è arrivato il terzo gol e da lì è arrivato il momento di mettere dentro gente diversa, con caratteristiche differenti.
Se ce ne avessero fatti quattro o cinque, avrebbero detto che ero pazzo. Abbiamo vinto 4-3 e adesso diranno che ho sbagliato completamente il primo tempo con la squadra che avevo schierato. Il calcio è così. Ma alla fine, Inter e Roma, le due squadre più forti d’Italia: sei punti.”
Le abbiamo visto molto infastidito sia per la squalifica di quattro giornate comunicata a Vinícius sia per l’azione che ha portato al secondo gol della Roma. Può commentare questi due aspetti?
“Tu sei un giornalista, ma lasciami fare una domanda. Pensi che sia normale che un giocatore di una squadra spagnola, che deve giocare una partita importante anche per il calcio spagnolo, sappia due ore prima della partita che gli hanno dato quattro giornate di squalifica? Non devi rispondermi, ma è questa la domanda che faccio. Pensi che sia normale?
Non potevano farlo adesso? Non potevano farlo domani mattina? Noi arriviamo in autobus e praticamente quando stiamo per arrivare allo stadio veniamo a sapere che Vinícius ha preso quattro giornate.
Questa cosa si sta trasformando in qualcosa che… in portoghese c’è un’espressione che non so se esista anche in spagnolo: ‘gatto nascosto con la coda fuori’. Prima era nascosto, ma si vedeva la coda. Adesso mi sembra che il gatto non sia più nascosto. Adesso il gatto va proprio in giro liberamente. Si fanno le cose senza vergogna.
Il gatto non è più nascosto, il gatto va in giro liberamente. Due ore prima della partita un giocatore deve sapere che ha quattro giornate di squalifica. Una squadra spagnola che oggi ha conquistato tre punti per il calcio spagnolo, per il ranking, per il prestigio del calcio spagnolo… vuoi ammazzare un giocatore due ore prima della partita? Non mi sembra normale. Però in questo momento ormai mi sembra normale, perché il gatto non è più nascosto.”
Secondo lei questa vittoria, arrivata anche coinvolgendo giocatori considerati delle seconde linee, può rappresentare dal punto di vista psicologico una svolta per la stagione e responsabilizzare maggiormente tutta la rosa?
“Il campionato è il campionato e la Champions è la Champions. Come dicevo prima, sei punti sono già metà strada fatta verso la qualificazione. L’anno scorso con il Benfica, dopo quattro partite, avevamo zero punti e poi ci siamo qualificati.
La storia ovviamente non è finita, però abbiamo sei punti e questo per noi è importante. Mancano ancora sei partite, abbiamo già sei punti e abbiamo già giocato contro due squadre italiane di livello top. Molto bene.”
Tornando su Vinícius: quando lo ha sostituito al 58’, dalle immagini si è visto che si chiedeva perché fosse stato cambiato. Come interpreta quella reazione?
“È normale che lui si faccia quella domanda, è normale che non sia contento. Non mi piace, ma se fa quello che fanno tanti, magari calcia una bottiglia o ha una reazione del genere, sono cose che ovviamente non mi piacciono. Però è normale la frustrazione di un giocatore importante che poi, dopo la partita, era molto, molto felice per la vittoria della sua squadra. E questo per me è la cosa più importante.”
Prima ha detto che non è normale che un giocatore venga a sapere della squalifica due ore prima della partita, praticamente mentre la squadra sta arrivando allo stadio. Dopo aver parlato con Vinícius, come lo ha visto mentalmente quando è sceso in campo?
“Il giocatore ovviamente prova a bloccare i sentimenti, le emozioni. Per motivi diversi, ma anch’io oggi ho dovuto farlo per giocare qui contro la mia gente, per giocare qui nel mio stadio, con persone che amo. Ho dovuto bloccare anch’io certe emozioni.
Un giocatore deve avere questa capacità e mi sembra che lui lo abbia fatto abbastanza bene. Le difficoltà che ha avuto nel primo tempo sono merito di Gasperini, che ha preparato molto bene la partita per metterlo in difficoltà. E non solo Vinícius: merito di Gasperini, che è un allenatore di grande qualità.”
Nel finale sono entrati giocatori che avevano avuto meno spazio in questa prima parte di stagione, come Endrick, e hanno fatto molto bene. Quegli ultimi dieci minuti possono rappresentare un punto di svolta per lei e per tutta la rosa?
“Io penso che se avessimo iniziato la partita con i giocatori con cui l’abbiamo finita, probabilmente ne avremmo presi cinque. Sarebbe stato impossibile, con quei giocatori, sostenere una squadra super intensa e super offensiva come la Roma. Era completamente impossibile. Ci sono momenti e momenti. È strategia. A volte l’allenatore è un idiota perché pensa male strategicamente, altre volte è molto bravo perché pensa bene. Io non voglio fare il fenomeno e dire che avevo preparato tutto per passare dal 3-1 al 4-3, perché non è vero. Però pensavo veramente che negli ultimi venti minuti avrei avuto dei cambi da fare e che quei cambi avrebbero potuto darci qualcosa. Per esempio, guardavo i loro giocatori. È molto difficile che uno come Mancini, che gioca uomo contro uomo, non prenda un cartellino giallo. E quando lo prende, o rimane in campo con il giallo oppure viene cambiato. Tu hai cinque difensori e altri cinque in panchina. Perché? Perché, per il modo in cui giocano, uomo contro uomo, si creano tante situazioni difficili in cui un giocatore può spingere, fare fallo o prendere un’ammonizione. Fisicamente, Hermoso ha dovuto correre tanto dietro a Diomandé e, quando a Hermoso è finita la benzina, è entrato Endrick. Datemi un po’ di credito anche a me: ho fatto bene.”
Vorrei tornare sul tema del “gatto con la coda fuori”. Cosa teme? È quasi una dichiarazione di guerra nei confronti della Federazione?
“Come minimo, chiedo rispetto. Come minimo, rispetto. Non è una cosa che… Guarda, giocare ad Atene il mercoledì sera, arrivare a Madrid sicuramente alle cinque del mattino o qualcosa del genere, e poi giocare sabato a Valencia, in un weekend che precede una settimana dedicata alle nazionali, dove non ha assolutamente senso farti giocare il sabato, per di più a Valencia, che è una partita difficilissima… non mi sembra innocente.
Le solite scuse io non me le bevo, perché sono nel calcio da 25 anni. Le scuse della televisione, che è stata la televisione a decidere, che è stata la televisione a scegliere la partita del sabato… io queste cose non me le bevo più. Sono troppo vecchio per crederci.
E questa storia di Vinícius, sapere due ore prima della partita che ha quattro giornate di squalifica, non merita commenti. I madridisti non sono stupidi e io farò tutto il possibile per aprire gli occhi alla gente.”




