Dopo il successo contro il Como, arrivano le parole dei protagonisti in casa Roma ai microfoni di Sky Sport. Wesley, autore del gol decisivo, e Gianluca Mancini hanno analizzato la prestazione della squadra, soffermandosi sull’intensità mostrata per tutti i novanta minuti, sul lavoro quotidiano con Gasperini e sugli episodi più caldi del match, compreso il confronto in campo con Fabregas.
Wesley, qualità e intensità dal primo all’ultimo minuto. Quanto ha inciso il lavoro fatto con l’allenatore?
«Sì, buonasera. Abbiamo lavorato tantissimo con il mister. Ci chiede di essere calmi, di giocare con qualità e di pressare. Ed è esattamente quello che abbiamo fatto oggi. Possiamo andare via molto felici, sia per il gol sia per aver aiutato la Roma. È quello che il mister ci chiede ogni giorno e oggi lo abbiamo messo in campo. A livello personale sono contentissimo, per il gol ma anche per la prestazione».

Pressing e contro-pressing: due squadre specialiste in questo. Cosa ha fatto la differenza oggi?
«Penso quello che hai detto tu: siamo stati superiori sotto tutti gli aspetti. Nel primo tempo abbiamo dominato il gioco, il possesso palla, l’intensità. Ci è mancato solo il gol nella prima parte. Nel secondo tempo abbiamo continuato allo stesso ritmo, siamo passati in vantaggio con il mio gol e poi abbiamo avuto anche altre occasioni. Nei 90 minuti credo che la vittoria sia stata pienamente meritata».
Wesley terzo gol in campionato: te lo aspettavi o è una sorpresa?
«Sono molto felice. Sono venuto qui per dare il mio contributo. Quando ho parlato con Massara mi ha chiesto quanti gol avessi segnato al Flamengo: gli ho detto quattro. Lui mi ha risposto che voleva otto gol da me in questa stagione. Ora sono già a tre. Voglio arrivare a quell’obiettivo e sono davvero contento»
Mancini risponde a Ramón
Le parole di Mancini a Sky Sport dopo la vittoria casalinga per 1-0 sul Como.

Mancini, c’è stato un momento di tensione con Fabregas in campo: avete chiarito?
«È una cosa normale che succede durante la partita. Lui si è arrabbiato, mi ha preso per il collo. Quando avevo 20 anni rispettavo molto di più i giocatori più grandi, altrimenti nel tunnel prendevo qualche schiaffo di troppo… (ride). Gli ho solo detto di restare calmo e di non innervosirsi. A fine partita, con l’adrenalina alta, certe cose succedono. Poi abbiamo chiarito con il mister ed è finita lì».




