Mancini: “Fare il capitano della Roma per me vuol dire tantissimo. Tirana è per sempre”

Gianluca Mancini ha raccontato cosa significhi per lui la Roma, le 300 presenze in giallorosso e il peso della fascia da capitano, ripercorrendo emozioni, ricordi indelebili e momenti simbolo della sua avventura romanista. Parole sentite, cariche di orgoglio e appartenenza, che raccontano il legame profondo tra il difensore e il club.

È un racconto che parte dall’inizio e arriva fino ai traguardi più alti, quello di Gianluca Mancini. Un percorso fatto di crescita, responsabilità e identità. Il difensore giallorosso non nasconde cosa rappresenti per lui aver superato quota 300 presenze con la Roma:
«È un motivo d’orgoglio. Se ripenso a quando sono arrivato, ai primi giorni qui a Trigoria, alla conferenza di benvenuto, riavvolgere il nastro provoca un’emozione fortissima, il cuore va a duemila. Sono tutti momenti che porto dentro di me e che mi porterò per sempre. Farlo con la maglia della Roma addosso è un privilegio».

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Mancini sottolinea quanto pesi la storia di chi ha vestito quella maglia prima di lui e quanto sia speciale far parte di un club così ristretto:
«Guardando anche chi ha indossato questa maglia e chi fa parte del club delle 300 presenze, è un grande onore. Spero di continuare così, con il massimo impegno e una grandissima dedizione».

Centrale anche il rapporto umano costruito negli anni con lo spogliatoio:
«Ci conosciamo da tanto tempo, sono passate molte stagioni e, nel bene e nel male, siamo sempre stati qualcosa di più che semplici compagni di squadra. Stare con loro in questo club mi rende felice».

Poi il tema della fascia, simbolo di responsabilità e romanismo puro:
«Fare il capitano della Roma per me vuol dire tantissimo. Mi riallaccio a quello che ho detto prima: questa fascia l’hanno indossata campioni e uomini importanti, alcuni dei quali ho anche conosciuto. Figure fondamentali non solo per la Roma, ma per il calcio in generale. Portare quella fascia, dopo di loro, è sempre un’emozione fortissima. Rappresenti una squadra, un popolo, una città, un’idea di romanismo. È qualcosa di unico, difficile da spiegare. Quando ce l’hai al braccio devi portarla al cento per cento, in tutto e per tutto».

Tra i ricordi più vivi c’è anche un gol speciale, entrato di diritto nella sua memoria:
«Questa è una foto del gol contro la Juventus, il mio primo gol dalla distanza. Ricordo una partita bloccata, sbloccata da quel tiro un po’ fortunoso, ma alla fine bellissimo. Sentire l’urlo dello stadio dopo un gol del genere mi dà ancora i brividi. È uno di quei ricordi che resteranno per sempre nel mio cuore, perché ha portato una vittoria in una partita tosta. Segnare alla Juventus in casa, con tutta quella gente, è stata un’emozione incredibile».

E infine Tirana, il punto più alto, il sogno realizzato:
«Questa è la foto dopo Tirana, con la coppa in mano: il mio primo trofeo da calciatore. Farlo con tutti quei tifosi dietro, arrivati in tantissimi con la maglia della Roma, va oltre i gol e oltre qualsiasi altra cosa. Abbiamo reso felici i tifosi, noi stessi, abbiamo visto la Roma gioire. Ricordo anche il post-partita, con tantissima gente ad aspettarci sotto il pullman. Sono ricordi bellissimi, emozioni che non hanno prezzo. Tirana rimarrà per sempre».

Parole che raccontano molto più di una carriera: raccontano un legame profondo, costruito nel tempo, tra Gianluca Mancini e la Roma. Un rapporto fatto di appartenenza, sacrificio e orgoglio, destinato a restare.

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