Il tecnico giallorosso ha risposto alle domande dei giornalisti presenti in sala stampa. Di seguito le sue parole alla vigilia di Roma-Atalanta.
“L’intervista di Ranieri ha creato tutta questa situazione, per me è stata una sorpresa incredibile. Perché non c’è stato mai e dico mai un tono diverso tra me e lui, quindi è stato inaspettato. In tanti mesi non avevo mai avuto questa sensazione. Da quel momento in poi mi sono preoccupato solo di non rispondere e di non creare nessun tipo di danno alla squadra”.
Domani ci saranno assenze importanti, come sta Wesley?
“A volte discutiamo per la gestione degli infortunati. Wesley vuole giocare, effettua sprint e scatti. La parte medica, invece, pensa ci siano dei rischi. Questo è un argomento di discussione, ma Wesley vuole esserci. Io non posso forzare alcune situazioni, tutti gli allenatori dipendono dal comparto medico”.

La squadra può risentire di questo clima?
No, zero. Dobbiamo giocare una partita importante. Nessun alibi, anzi, semmai, ci sarà un po’ di benzina in più. Credo che la gente sosterrà ancor di più la squadra”.
Si sente più vicino o più lontano dal continuare ad essere il tecnico della Roma.
“Io parlo di partita, non voglio creare alcun tipo di problema. Su altre cose ho chiuso”.
Ci sono diverse defezioni domani.
“Soulé e Malen sono sicuri di un posto. Non è cambiato nulla rispetto a settimana scorsa, abbiamo perso solo Pellegrini ed è un peccato. Il dubbio è El Sharaawy-Zaragoza. Pisilli sembra aver recuperato abbastanza bene”.
Sull’obiettivo Champions.
“La società è stata sempre chiara, così come Ranieri. Io, invece, ho sempre pensato che con molto poco saremmo stati competitivi. Ho sempre spinto per raggiungere l’obiettivo subito, quando solitamente, da altre parti, si va con più calma. Le defezioni ci hanno condizionato, fino a quel momento siamo stati ad alti livelli. Non c’erano mai stati toni di questo livello con Ranieri. Quando ero all’Atalanta consideravo la Roma un milite. Quando la affrontavo pensavo che se l’avessimo battuta saremmo stati competitivi. E adesso lo penso all’inverso, se domani vinciamo meritiamo di giocare in Champions”.
Quanto manca alla Roma per essere all’altezza delle altre big?
“Ho sempre lavorato per migliorare la mia squadra. Sono stato chiamato per sviluppare una squadra secondo le mie idee di calcio, senza altri secondi fini”.
Su Palladino.
“Lo conosco da quando aveva 17 anni, l’ho allenato in primavera e a Genova. Veniva spesso a Bergamo quando ha iniziato a fare il tecnico. Le tensioni, in una gara, sono normali. Quando poi finisce la partita è un’altra cosa. Avevo degli amici con cui ci tiravamo delle legnate, per poi andare a cena insieme. Il calcio è il calcio, è anche normale. Sono venuto via da Bergamo nonostante la società volesse rinnovarmi il contratto. Sono contento di essere venuto a Roma”.
Si sente che a Roma potrà alzare l’asticella?
“Sono venuto con quello spirito, poi si vedrà. Quando ho conosciuto la proprietà, ho subito pensato che fosse un’occasione importante, capendo che a Roma la gratificazione è differente”.
Sulla gestione tattica della sfida.
“Sono due squadre simili, all’andata abbiamo subito la loro pressione. Sono due squadre molto equilibrate e che si conoscono. I miei ragazzi hanno avuto uno spirito strepitoso, sarà una sfida bellissima. Mi piace parlare di questo. Sono convinto che la gente ci aiuterà. I tifosi devono pensare alla partita, mi dispiace per tutto il resto”.
Cosa ruberebbe all’Atalanta?
“A Roma c’è tutto per fare bene. A Bergamo ho fatto bene perché il contesto attorno a me era molto compatto. La società ha fatto un lavoro straordinario, c’era un’empatia magnifica con la tifoseria”.





