Il bomber giallorosso ha rilasciato alcune dichiarazioni ai microfoni di Cronache di Spogliatoio. Di seguito le sue parole.
Mi piacerebbe parlare del ‘Malen persona’. Sei cresciuto in un’area rurale dei Paesi Bassi, una fattoria. È vero?
“Sì, non vengo dalla città, ma dalla zona nord, più tranquilla. Non ci sono tante persone e sono invece presenti molte fattorie. È un po’ diverso da quello che le persone immaginano, ma sono molto orgoglioso di essere arrivato da lì. I miei nonni vivevano lì, a circa 30 secondi da casa; abbiamo vissuto praticamente insieme, tra una casa e l’altra, giocavo all’aperto, a calcio, con mio nonno. Si tratta di un ricordo vivo dell’infanzia e ci ripenso sempre con grande piacere”.

Ti chiamavano “Il contadino”.
“Sì, il contadino!”.
Su Roma?
“Mi piace, penso che i tifosi e la città siano fantastici e mi piacciono anche le condizioni climatiche, oltre al cibo. Mi piace la pasta, così come la pizza. Ma è la città stessa ad essere bella. Chiedete ai miei compagni di squadra: sono sempre in giro per la città! Mi piace stare all’aria aperta”.
E qual è stato il primo impatto a Roma?
“Quando sono arrivato e i tifosi aspettavano in aeroporto, urlavano… Sì, il modo in cui mi hanno accolto e abbracciato è stato bellissimo: l’ho apprezzato molto”.
Se fossi arrivato a inizio stagione, avresti vinto la classifica marcatori?
“Avrei avuto buone possibilità. Ma il calcio non funziona così, sono arrivato a gennaio e ho fatto del mio meglio per aiutare la Roma a raggiungere i suoi obiettivi. Questo è molto più importante rispetto all’essere titolare fisso”.
È vero che i compagni ti chiamano ‘D9’?
“A volte! (ride, ndr). Lo fanno quando gioco bene. Quando gioco male, mi chiamano in un altro modo…!”.
C’è stato un compagno di squadra che è stato importante sin dall’inizio?
“Tutti lo sono stati. Conoscevo Devyne (Rensch, ndr), con cui avevo giocato nell’Olanda. Ma penso che tutti abbiano cercato di creare un legame. Alcuni non parlano un inglese perfetto, ma non importa. Qui si parla di sentimenti, di stare insieme, penso di essermi integrato bene”.
C’è qualcosa che ti ha aiutato ad avere questo impatto?
“Non penso che ci sia qualcosa di particolare legato al campo. Penso che il calcio sia fatto di momenti, basta essere lì. Ho lavorato sodo, mi sono allenato molto per arrivare qui, mi sentivo pronto. Ma a volte le cose devono solo andare per il verso giusto. Bisogna impegnarsi a fondo”.
Sulla nazionale olandese e sul Mondiale?
“Come sarà? Abbiamo buone possibilità, ottimi giocatori. Stiamo insieme da molto tempo e siamo molto emozionati”.
Qual è il tuo giocatore italiano preferito?
“Ho seguito molto la Serie A perché molti olandesi giocano qui, ma è un po’ imbarazzante dirlo… Totti era davvero speciale!”.
Hai un modello da seguire?
“Ora no… Solo Malen! In Italia, le difese si chiudono, ci sono squadre molto tattiche. A volte pressano uomo contro uomo e i difensori a volte sono alti e bravi”.





