Gian Piero Gasperini commenta il 4-0 della Roma sulla Fiorentina nella prima giornata di campionato. Il tecnico giallorosso analizza la prestazione della squadra e l’esordio vincente all’Olimpico.
La Roma parte con il piede giusto. Il netto 4-0 sulla Fiorentina regala a Gian Piero Gasperini i primi tre punti della nuova stagione, al termine di una gara dominata dai giallorossi e impreziosita dalla tripletta di Malen. Al termine della sfida dell’Olimpico, il tecnico romanista ha analizzato la prestazione della sua squadra e i primi segnali arrivati dal campo.

Prima aveva detto che giocare queste partite subito può dare immediatamente una dimensione del valore della Roma in questo momento. Dopo questa partita, la dimensione può essere quella di una squadra in grado di lottare per qualcosa di importante oppure è ancora presto?
«No, è ancora presto. Quando dico che queste partite ci danno una dimensione, non posso sapere quale sia la nostra dimensione rispetto al campionato, perché per farlo bisogna conoscere anche gli avversari. E bisogna conoscerli molto bene. Non dipende soltanto da noi stessi. Andando avanti capiremo contro chi giocheremo e quale sarà il valore delle altre squadre, e a quel punto avremo le idee un po’ più chiare rispetto al campionato.
Per quello che riguarda invece la dimensione di noi stessi, sono molto felice e contento, perché siamo un gruppo straordinario. È un gruppo che trova sempre grandi motivazioni: lo dicevo già l’anno scorso, fin dal primo giorno. Poi, a un certo punto del campionato, abbiamo dimostrato di avere anche qualità. La base viene prima di tutto, poi è subentrata anche la qualità. E quella non ce la siamo dimenticata.
Anzi, ho la sensazione che quest’anno partiamo chiaramente più avanti, perché ci conosciamo molto di più, il gruppo è consolidato e certi concetti sono ormai molto ben acquisiti. I giocatori nuovi che sono arrivati sono funzionali, e questo è molto importante: sono funzionali alla squadra, nei ruoli e in tutto quello che può servire al nostro modo di giocare.
Di conseguenza, la partenza di oggi è molto positiva sotto questo aspetto».
Volevo capire la scelta di Mora. Lo ha schierato subito dall’inizio e poi, nel corso della partita, ha cambiato più volte l’assetto anche in base a quello che faceva la Fiorentina. La risposta della squadra, però, è stata positiva dal primo al 94’.
«Come dicevo prima, siamo più avanti sotto questo aspetto. Abbiamo accumulato comunque un anno di partite e quindi abbiamo una duttilità sicuramente superiore rispetto a quella che potevamo avere in precedenza. Questo ci agevola e ci permette di giocare anche in più modi: a volte basta semplicemente un comando e riusciamo a disporci in maniera diversa.
Ci conosciamo tutti e, chiaramente, con i nuovi sono agevolato anche dai ragazzi che li aiutano a inserirsi. In questo modo possiamo farlo più velocemente.
Mora l’ho inserito dall’inizio perché era il momento giusto per lui e anche per la squadra, per avere un giocatore con quelle caratteristiche in quella posizione. Ma lui è un giocatore che sa giocare in più posizioni.
Poi è chiaro che è anche molto giovane e ha bisogno di crescere sotto tutti gli aspetti: atletici, fisici e tattici. Però siamo di fronte a un talento. Questo è un ragazzo di assoluto talento: quando entra in gioco e tocca la palla, qualcosa di bello succede.
Quindi dobbiamo trovare il modo di dargli continuità e, contemporaneamente, di farlo crescere anche dal punto di vista atletico e fisico, perché è chiaro che a questi livelli servono anche valori atletici di assoluto livello».
Dybala e Malen, questa sera, al meglio della condizione fisica, tecnica e mentale: come li colloca in Italia e anche in Europa? La Champions è sempre la vetrina giusta per giocatori di questo livello.
«Sono d’accordo. Quando sei un giocatore di livello europeo, sei anche di livello mondiale. Dybala lo è sempre stato. L’unico problema che ha avuto negli anni è stato quello degli infortuni.
Però a me sembra che, a differenza di quello che mi dicevano tutti — che aveva i muscoli di seta, che doveva riposare, che non doveva allenarsi troppo — questo è una bestia. Finisce le partite, farebbe anche i supplementari.
Il problema è che l’anno scorso, secondo me, è stato anche sfortunato, perché un paio di infortuni sono arrivati in situazioni veramente particolari, quasi casuali. Pensiamo alla partita di Torino: si è fatto male calciando una punizione, un gesto che fa tantissime volte in allenamento. Anche in altre occasioni gli è capitato di fermarsi per episodi davvero casuali. Non credo quindi che abbia avuto tutti questi problemi come magari si può pensare.
Quando riesce a giocare normalmente, quello che ti dà è straordinario. Non è una casualità. Qui alla Roma ha trovato la sua dimensione: si sente apprezzato, si sente forte, è un leader anche in campo.
E anche Malen, nonostante sia arrivato da poco dal Mondiale, atleticamente e fisicamente crescerà ancora. Magari oggi fa tre gol, però ha ancora margine. Quello che sta facendo vedere alla Roma è probabilmente anche il risultato del fatto che ha trovato l’ambiente giusto».
Volevo chiederle semplicemente come sta Koné.
«L’ho forzato un po’, perché è arrivato da poco e ha fatto il Mondiale. Ha giocato fino alla fine, credo abbia chiuso al quarto posto. Quindi c’è una disparità di condizione tra i giocatori che hanno partecipato al Mondiale e quelli che invece hanno iniziato prima la preparazione.
Anche se poi Malen, per esempio, ha fatto una prestazione straordinaria questa sera pur essendo tra quelli arrivati più tardi. Però ci sono giocatori che sono sicuramente più indietro di condizione, anche se non ci metteranno molto a recuperare.
Koné, con la velocità della partita di questa sera, è andato un po’ oltre. A un certo punto era arrivato, aveva le gambe molto appesantite, anche perché aveva appena fatto un altro allungo di quaranta metri, e mi ha chiesto il cambio. Solo che avevamo già utilizzato l’ultimo slot.
Ha comunque fatto un’ottima partita questa sera. Adesso ha bisogno soprattutto di allenarsi e di trovare un po’ più di condizione».
Il tempo effettivo di gioco in Serie A sembra essere già aumentato rispetto alla scorsa stagione. Le piacciono queste nuove indicazioni regolamentari? Secondo lei possono cambiare anche alcuni equilibri, favorendo le squadre abituate a giocare con ritmi più alti rispetto a quelle che in passato potevano trarre vantaggio da un gioco più spezzettato?
«È stato avvantaggiato prima di tutto il pubblico. Altrimenti si vedevano delle partite di una noia mortale, dove magari il portiere era il giocatore che teneva il pallone per più tempo rispetto a chiunque altro. Tutti lì a guardare il portiere con la palla ferma, ad aspettare cosa facesse.
Queste sono regole ottime. E anche quella del minuto in cui bisogna restare fuori dal campo dopo un intervento medico è una buona regola. Non fa più cinema nessuno: nessuno rimane a terra, si alzano tutti e giocano.
Penso che stiano andando davvero nella direzione giusta e credo che il più avvantaggiato di tutti sia il pubblico, che viene allo stadio per vedere giocare a calcio, non per vedere gente che tiene la palla ferma o che perde tempo».





