In hoc signo vinces: la Roma riparte da Costantinopoli

Duemilasettecentoquarantacinque giorni dopo, la Roma torna in Champions League. Lo fa a Istanbul, l’antica Costantinopoli, portando sul petto lo stemma della propria storia. Da “In hoc signo vinces” ad “Ad Astra”: corsi e ricorsi di una notte che segna l’inizio di una nuova campagna europea.

Ci sono partite che iniziano al fischio dell’arbitro. E poi ce ne sono altre che sembrano cominciare secoli prima.

Quella della Roma, questa sera a Istanbul, può essere raccontata così. Sono trascorsi 2.745 giorni dal 6 marzo 2019, dalla notte di Oporto in cui si chiuse l’ultima avventura giallorossa in Champions League. Sette anni nei quali la Roma in Europa c’è stata eccome, arrivando fino in fondo, vincendo e perdendo finali, ma restando lontana dal palcoscenico che riunisce le grandi del continente. Oggi quel conto si azzera.

AS Roma Donyell Malen e Paulo Dybala-DajeRomatv.it

E il destino ha scelto un luogo che, per una squadra chiamata Roma, difficilmente potrebbe essere più evocativo.

Più di diciassette secoli fa Costantino si preparava allo scontro decisivo contro Massenzio. Era il 312 dopo Cristo e la battaglia si sarebbe combattuta alle porte di Roma, a Ponte Milvio, lungo la via Flaminia. Alla tradizione è rimasta legata una frase destinata ad attraversare i secoli: “In hoc signo vinces”, con questo segno vincerai. Costantino vinse, Massenzio trovò la morte nelle acque del Tevere e la storia dell’Impero cambiò per sempre.

Diciotto anni più tardi quello stesso imperatore avrebbe inaugurato sulle fondamenta dell’antica Bisanzio una nuova Roma. Costantinopoli, la città di Costantino. Quella che molti secoli dopo sarebbe diventata Istanbul. Roma e Costantinopoli, Occidente e Oriente: due città unite da un filo che attraversa quasi duemila anni e che, per una sera, passa anche attraverso un campo da calcio.

E allora il gioco delle coincidenze diventa quasi troppo perfetto.

Perché proprio a Istanbul la Roma dovrebbe presentarsi con la nuova terza maglia, quella sulla quale il club ha riportato al centro lo stemma tradizionale giallorosso. Non soltanto un dettaglio estetico: la stessa società ha costruito la divisa attorno al concetto latino di Fides, fedeltà, appartenenza, fiducia nei propri simboli.

Non serve attribuire al calcio significati che non gli appartengono. Ma le storie belle hanno bisogno anche dei loro simboli. E dopo sette anni lontana dalla Champions, la Roma riparte portando sul petto qualcosa che viene direttamente dalla propria identità. Quasi che, per costruire il futuro, fosse necessario prima ricordarsi da dove si viene.

Ad Astra: finalmente a riveder le stelle

C’è poi un’altra frase che accompagna questo ritorno.

Ad Astra.

Era sulle maglie celebrative della notte di Verona, quella in cui la squadra di Gasperini conquistò matematicamente il ritorno in Champions dopo sette anni. Da allora quelle due parole sono diventate il filo narrativo scelto dalla stessa Roma per raccontare il viaggio compiuto verso l’Europa dei grandi.

I giocatori della Roma celebrano la vittoria a Verona-DajeRomatv.it

Verso le stelle.

Ed è difficile non tornare a Dante: “e quindi uscimmo a riveder le stelle”.

Quello della Roma non è stato davvero un inferno. Sarebbe ingeneroso definirlo così dopo una Conference League vinta, un’altra finale europea raggiunta e tante notti che resteranno nella storia recente del club. Ma per una società che per anni aveva abitato stabilmente la Champions, i sesti e i settimi posti, la definizione quasi sarcastica di “squadra da sesto posto” e l’impossibilità di tornare tra le grandi hanno rappresentato una sorta di lungo purgatorio.

A Verona, il 24 maggio, la porta si è finalmente riaperta. Il 2-0 firmato Malen ed El Shaarawy ha consegnato alla Roma il terzo posto e il ritorno nella competizione dopo sette stagioni. Oggi quelle stelle non sono più soltanto una metafora. Sono quelle della Champions. Sono quelle che accompagneranno le notti contro il Real Madrid dei Galácticos, quasi fosse necessario sottolinearlo, e contro il Paris Saint-Germain, club che di stelle ha costruito una parte della propria storia recente. Sono gli stadi, gli inni, gli avversari e quelle partite che per troppo tempo i romanisti hanno guardato pensando a quando sarebbe arrivato nuovamente il loro turno.

Quel turno è arrivato. E comincia in Oriente, nell’antica Costantinopoli, dove Roma ritrova quasi una parte della propria storia dopo aver ritrovato il proprio posto in Europa. Gasperini sarà il condottiero di questa nuova campagna. Non sappiamo fin dove porterà. La Champions non concede promesse e il ritorno tra le grandi non significa automaticamente essere già diventati una di loro. Anzi, forse è proprio questa la prima risposta che la Roma deve cercare da Istanbul in poi: capire quanto sia distante da quel livello e quanto velocemente possa avvicinarsi.

Ma per una notte si può anche lasciare spazio ai simboli. Ad Astra, diceva quella maglia a Verona. Ora le stelle sono qui. In hoc signo vinces.

Che la nuova storia europea della Roma cominci.